Francesca Cabrini

Prima cittadina americana dichiarata Santa

Nata a metà dell’800 a Sant’Angelo Lodigiano, un piccolo paese della Lombardia, Francesca Saverio Cabrini spese la sua intera vita a favore degli emigranti italiani e non solo. Per loro fondò più di 67 istituzioni in tutto il mondo. Dopo la sua morte, avvenuta a Chicago il 22 dicembre 1917, il Papa ricevette più di 150.000 notizie di miracoli. Canonizzata il 7 luglio 1946, è stata la prima cittadina Americana dichiarata Santa.
Nel 1950 fu nominata Patrona dei Migranti .

Innamorata della missione e dell’indipendenza

“Il desiderio di quelle Missioni par che mi divori giorno e notte…”

Viaggio da Buenos Aires a Barcellona, Agosto 1896

Decisa fin da bambina a partire missionaria per la Cina sulle orme di san Francesco Saverio, Francesca Cabrini fondò, all’età di 30 anni, la prima Congregazione femminile non dipendente da rami maschili e soprattutto “missionaria”, una novità assoluta per gli istituti religiosi femminili dell’epoca. Ma invece che in Oriente, dopo aver preso coscienza del grave problema degli Italiani che emigravano a migliaia negli Stati Uniti, accettò la missione verso l’Occidente, su stimolo del Vescovo Scalabrini e di Papa Leone XIII.

Madre Teresa la prese come modello

Arrivata con sei suore a New York agli inizi del 1889, dopo un lungo viaggio in nave da Le Havre, e senza trovare nulla di pronto, Francesca e le sue compagne condivisero con gli abitanti di Little Italy condizioni e sofferenze. Malvisti e maltrattati, gli Italiani erano considerati gli ultimi della societa e svolgevano i lavori che gli ex-schiavi si rifiutavano di compiere. Il mito di una terra dove scorreva latte e miele si tramutava spesso in un incubo di miseria e disperazione. Molti vi trovavano la morte e gli orfani si contavano a migliaia. Francesca e le suore iniziarono togliendo i bambini orfani dalle strade. Madre Teresa di Calcutta dichiarò di essersi ispirata a lei per la sua missione tra i più poveri.

Cuore e intelligenza a Little Italy

Alimentata continuamente da un amore profondo per il Sacro Cuore, Francesca non si tirò indietro nonostante un inizio difficile e gli ostacoli da parte della stessa Chiesa cattolica locale.
Si rese ben presto conto che l’America offriva grandi possibilità che nessun altro paese offriva e che bisognava cogliere. lniziò fondando orfanotrofi e scuole, ma notando la magnificenza delle opere che si costruivano in America intuì che queste fondazioni dovevano essere ben fatte e ben situate, così da suscitare ammirazione verso gli Italiani e favorirne l’integrazione.

Per l’identità degli Italiani

Si convinse dell’importanza per gli Italiani di non perdere le loro radici culturali, linguistiche e religiose. Ai bambini insegnava l’inglese ma anche l’italiano, perchè dovevano integrarsi ma anche conservare la loro cultura. L’operazione non era facile, gli immigrati più che italiani si sentivano veneti, campani, siciliani e il dialetto era la loro unica lingua. In tutto questo chiese ed ottenne la cittadinanza americana per sé e le suore, mostrando con l’esempio una strada di integrazione a quegli emigrati che lo Stato Italiano aveva abbandonato a sé stessi.

Un’imprenditrice di successo

Per finanziare le sue opere, inaugurò un vero e proprio metodo imprenditoriale, nuovo per la Chiesa, ossia attrarre investimenti più che donazioni. Furono tanti gli Americani, non solo cattolici ma anche protestanti ed ebrei, che investirono nelle sue opere, con la garanzia che l’investimento, oltre a far del bene, avrebbe generato introiti per nuove opere. Così avvenne. Ad esempio gli ospedali che lei fondò, i vari Columbus Hospital, offrivano ottimi servizi a pagamento in belle strutture che attraevano i ricchi, così da poter assistere gratuitamente anche gli immigrati italiani.

“Io corro la terra e salpo i mari, come voi vedete, con la rapidità permessa dal progresso e dalla scienza, che provvede ogni giorno più lesti vapori; ma credetelo, sono voli di corpi pesanti rispetto alla rapidità colla quale lavora il Cuore SS. di Gesù nella sua vigna a noi affidata”

Viaggio da New Orleans a Panama, Giugno 1895

Una donna e una santa moderna

In un’epoca in cui in Italia alle donne non era consentito viaggiare da sole, studiare, lavorare, acquistare immobili, stipulare contratti, Francesca viaggiava tra l’Europa e l’America, percorrendo in lungo e in largo tutto il continente americano, usando ogni mezzo che la modernità le metteva a disposizione, comprava terreni e hotel per costruire ospedali, acquistava miniere d’oro in Colorado per finanziare le sue opere benefiche. Nonostante fosse afflitta dalla malaria e dalla tisi, compì 28 volte la traversata dell’Atlantico e passò le Ande innevate su dorso di mulo pur di giungere a Buenos Aires e fondarvi una missione. Fu pioniera in tutto, anche nel modo in cui trattava le sue suore. Esse dovevano imparare a fare tutto, perfino i lavori di muratura, e le lasciava tranquillamente da sole a gestire opere immense.

L’Amore per il Sacro Cuore

La storia di santa Francesca Saverio Cabrini è soprattutto la storia di un incontro, anzi dello scambio di due cuori, quello di Francesca con il Cuore di Gesù. Questo Amore è centrale nella sua vita, non una semplice devozione ma una spiritualità profonda e costante. Da questo Amore, che si allarga a dismisura fino ad abbracciare la Chiesa e l’umanità, scaturisce tutto il resto: l’ardore missionario, la carità, l’audacia delle azioni, ma anche la grande indipendenza nei rapporti umani.

Quel fuoco ardente che non dice mai “basta”

Illuminante in questo senso è quanto scrive Pio XII nel suo Discorso pronunciato in occasione della canonizzazione di Francesca, il 9 Luglio 1946: “Oh profani, che non possedete le nozioni delle cose di Dio, non meravigliatevi di vedere questa donna di azione multiforme congiungere alla sua vita esteriore, tanto mossa e operosa, una vita interiore e contemplativa di una rara intensità e fervore. Qui sta veramente il segreto del suo prodigioso apostolato. Infiammata al contatto permanente del Cuore di Gesù, autore della grazia, e del Cuore di Maria, madre di grazia, porta nel suo cuore quel fuoco ardente che non dice mai: «basta » .” Vai al discorso integrale